“L’ isola che non c’e”, esposizione virtuale dei miei quadri.

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Esposizione virtuale con quadri ispirati al mio pittore preferito, Paul Gauguin.
Questa mostra è per me un sogno che si avvera, è la mia prima mostra personale, anche se i quadri sono esposti solo su questa pagina del mio Blog.
Trasporto il visitatore con questi miei quadri in un viaggio immaginario, in un’ “isola che non c’è”.
Ispirati lontanamente ad un mondo di sogni come quello del pittore Paul Gauguin, che nel 1891 a Tahiti il suo paradiso lontano cerco’. Colori vivaci, lussureggiantevegetazione, belle donne… questo era il mondo incantato di Gauguin, ma solo in parte, il paradiso tropicale lo ha dovuto reinventare lui stesso, perché le isole esotiche erano state gia’ da tempo colonizzate.
Da quello che di primitivo era ancora lì, da quello che sapeva di mitologie e religioni e da immagini di arte sudamericana e di arte egiziana antica (come nel quadro “ta matete”), Gauguin mise insieme un nuovo mondo, un paradiso fatto di colori su tele.
Per esempio nel quadro “Pape Moe” (1893), Paul Gauguin riproduce il soggetto di una fotografia di Charles Spitz: “donna Samoa alla sorgente”.

Come gia’ agli inizi nel 19 ° secolo, la condizione della modernità e’ spesso alienata da frustrazioni o con le complessità e le pressioni della vita urbana. Una delle fantasiericorrenti del mondo moderno è la temporanea fuga attraverso viaggi, spostamenti e anche emigrazione in un luogo apparentemente semplice, come un’isola del Pacifico.
Alla fine del XIX secolo Tahiti incarnava concetti occidentali di un paradiso terrestre, un’utopia primitiva opposta geograficamente e culturalmente alla Belle Epoque.
In quel periodo alcuni artisti erano alla ricerca di una vitalità dell’ esotico, si avventurarono di questo Eden dei mare del sud, ma quell’ Eden non sempre era all’altezza della loro immaginazione. Oltre al pittore francese Paul Gauguin, una fuga nell’ esotismo la cercarono anche il pittore americano John Lafarge e lo scrittore americano Henry Adams. Questi artisti, attratti da nozioni romantiche di viaggio e di esplorazioni, hanno lottato contro la volatilità del Paradiso e ritratto la gia’ colonializzata Tahiti in un modo mitico.

Anche il poco conosciuto pittore americano John La Farge contribui’ alle mitiche percezioni occidentali delle isole, Gauguin con una prospettiva primitivista modernista, mentre La Farge spesso compose i suoi paesaggi fondendo l’esotico con un classicismo elegante.
Sebbene Gauguin e La Farge non si siano mai incontrati, la loro esperienza a Tahiti, anche se con diversi approcci artistici e preferenze personali, contribui’ tantissimo nello sviluppo della loro carriera artistica. Ma sia La Farge, sia Gauguin hanno influenzato successive generazioni di artisti con le loro composizioni idilliache di un mondo esotico, da isole che hanno una presenza mitica nell’immaginario moderno. Tahiti è probabilmente l’ isola più famosa e la meno visitata, nonostante le grandi invasioni turistiche negli ultimi decenni. Il nome evoca il sinonimo di relax, libertà, bellezza di paesaggi e … di belle donne.

Precedentemente questo “mito di Tahiti” fu messo in cicolazione in Europa da esploratori europei nel 18 ° secolo, come Cook, Bougainville, Wallis e Bligh che Hanno lasciato nei loro scritti il “mito di Tahiti” come un particolare tipo di posto.
Per gli Europei, il contatto con Tahiti, era diventato ormai una fuga in paradiso immaginario.
Il gusto dell’ esotico affascino’ già nei primi decenni dell’ Ottocento la pittura del romanticismo con colori vivaci, con “visioni” di bellezze esotiche e odalische o con dettagli sulla storia e la religione di questi luoghi lontani.

La magia verso terre, sconosciute o fantastiche, l’atmosfera e le storie ispirate a terre lontane fu dapprima ispirata alle terre dell’ Oriente.
L’ Oriente nella pittura fu introdotto in Europa grazie ai successi dei dipinti di Jean-Léon Gérôme, Delacroix e i successi letterari di Flaubert.  Flaubert, dopo un lungo periodo trascorso in quegli ambienti, spiano’ la direzione alla pittura per la produzione di motivi esotici. Paesi lontani e misteriosi, con il fascino e lo stile esotici, ispirarono molti artisti che furono denominati “Orientalisti” per il concetto tradizionale, con il quale l’artista si era dedicato alla rappresentazione dei paesi del Medio Oriente. La cultura araba, costumi e ambienti ricchi di fascino, sono stati spesso venati di erotismo.
I pittori orientalisti, che spesso non avevano mai visitato l’oriente, tendevano a ritrarre figure, ambienti, scene di vita, del mondo arabo o mediorientale, sempre carichi di fascino, di esotico mistero e frequentemente anche di una certa sensualità, per la tendenza romantica a vedere nel mondo esotico un ambiente libero dalle convenzioni borghesi occidentali.

In Italia l’aria d’oriente s’inizia a respirare già dai tempi della storica spedizione Napoleonica in Egitto, a cui fecero seguito resoconti di esploratori che infiammarono la fantasia del Vecchio Continente, le cronache di piaceri proibiti, odalische, harem, hammam avevano fatto il resto. Poi c’era la voglia di saperne di più, di scoprire e capire terre geograficamente non tra le più lontane, eppure distanti per cultura, storia, atmosfere. Una magia che stregò molti artisti, alimentata da committenti altrettanto presi dal fascino di un Oriente vicino e allo stesso tempo lontanissimo.
L’ Oriente, tra il mistero e desiderio, lontano dalla vita di tutti i giorni,è stata una ricca fonte di ispirazione.
Artisti ben noti cambiarono la loro produzione in questo senso, come nel caso del grande pittore napoletano Domenico Morelli (1826 – 1901) testimone di una volontà poetica quando afferma di voler “rappresentare figure e cose non viste, ma immaginate e vere ad un tempo” aderisce alla tematica anche senza aver visitato personalmentei luoghi. Nelle Tentazioni di Sant’Antonio del 1878, Morelli tocca il punto più alto della sua produzione ispirata all’Oriente, con un santo smarrito vestito in foggia araba e un’odalisca modernissima, nuda e tentatrice. Morelli si affidava nelle sue opere al supporto di fotografie o guardando alla produzione dei contemporanei, come nel “Nel Bagno turco” del 1876-78, propone la rivisitazione di un quadro di Gérôme, suo grande estimatore, cogliendo le atmosfere sensuali e affascinanti dell’hammam, con colori vivaci ed eleganti stilemi.
Il pittore Francesco Hayez (1791 – 1882), come Morelli si lasciò contagiare dalla malia di cronache di piaceri proibiti, odalische, harem, hammam, senza essersi, però, mai recato in queste terre.

Anche Henry Russeau, doganiere e pittore naif, crea fantastiche immagini della giungla africana anche se non aveva mai viaggiato in Africa.

Per eventuali commissioni o vendita di questi quadri, mandate una mail a:  [email protected]